“Le tesi di laurea come approccio metodologico alla Fisioterapia.Dal progetto formativo al progetto professionale”

Roma, 10 maggio 2014

Il Convegno, è stato, per chi lavora in ambito formativo universitario, ricco di spunti. Essendo un convegno sulle migliori tesi , che rappresentano per il futuro fisioterapista il primo approccio al lavoro sperimentale, gli interventi hanno affrontato il tema della riabilitazione come ricerca e la ricerca in riabilitazione. Nelle relazioni Bortone, Fiolo, Caruso e Gatti hanno affermato che la Fisioterapia è una disciplina sia pratica che di ricerca poiché le scelte riabilitative possono essere messe alla prova soltanto con la pratica, cioè attraverso la somministrazione dell’esercizio terapeutico al paziente. Ogni trattamento, se fatto con accuratezza e scientificità, è contemporaneamente trattamento e verifica. Citando Perfetti: “la Riabilitazione, come tutte le discipline, si basa su un sapere in fieri, cioè su una serie di conoscenze organizzate che viene ad essere continuamente modificata sulla base dell’acquisizione di nuovi concetti”. In Riabilitazione, come tutte le scienze, secondo l’epistemologia la ricerca scientifica nasce dai problemi che riusciamo a rilevare; una volta che viene fatta una ipotesi bisogna sottoporla a critica e infine trovare i mezzi per dimostrare se questa è giusta o sbagliata( tesi-ipotesi-sintesi).
Dopo le relazioni si è proceduto alla premiazione delle Miglior Tesi. Le 9 tesi finaliste erano 5 della università di Verona, 2 di Trieste, 1 di Trento, 1 di Milano, tutte validissime come contenuto e struttura . Roberto Marcovich e Simone Cecchetto hanno premiato 3 tesi : quella di Chiara Baseotto su “L’uso della immagine motoria nel recupero del cammino dei pazienti con Malattia di Parkinson e freezing. Indagine qualitativa e quantitativa”; quella di Giulio Clemente “ “Sviluppo e validazione di una nuova scale di valutazione del controllo del tronco da seduto: studio pilota di validità e di affidabilità della functional sitting control scale”; quella di Riccardo Ugrin su “La Long term care fisioterapica del paziente con malattia di Parkinson: sperimentazione di un diverso modello di presa in carico”. Di seguito la tavola rotonda, a cui hanno partecipato anche Cortini, Sanquerin, Cecchetto e Tavarnelli, appartenenti a realtà lavorative diverse, sia pubbliche che private, ha aperto il dibattito sulla necessità di rivedere il modo di erogare le prestazioni in Riabilitazione. In tempo di crisi occorre dare maggiore appropriatezza alle prestazioni, in quanto se il numero di queste si contrae, l’efficacia deve aumentare. Uscire dalla logica che tutti fanno tutto e creare gruppi di lavoro con matrici di competenza comuni ed altri più specializzati. Quali sono le competenze più necessarie? Dipende dal territorio. Stabilire quali sono nel proprio territorio i macrofiloni che necessitano di essere implementati. Anche i codici e i nomenclatori in fisioterapia andrebbero modificati, uscendo dal vincolo delle 10 sedute, magari avere la libertà di articolare cicli più brevi non tutti i giorni. Potrebbe essere utile modificare l’attuale modello di remunerazione della riabilitazione che prende in considerazione numero di pazienti X numero di prestazioni, a prescindere dal risultato. Poiché il bisogno riabilitativo attualmente è legato nei 2/3 ai casi cronici come pure all’enorme domanda delle malattie multisistemiche (che spesso si rivolgono a SPA o osteopati perché hanno bisogno di un approccio olistico) può essere modificata la prestazione erogata: non più solo esercizi terapeutici, ma anche ad esempio, autotrattamento o educazione al paziente: la long term care di cui parla una tesi vincitrice.