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A cura di Gabriella Ressa Ufficio Stampa A.I.FI. Puglia

 

Renato_Rausa

FT Renato Rausa

Dalle palestre ai campi di calcio. Dalle giovanili ai campionati internazionali. Renato Rausa, giovane fisioterapista di Lecce, ha messo in pratica le conoscenze e competenze acquisite con gli studi di Fisioterapia per seguire il mondo dello sport, che ha sempre amato. La sua passione per il calcio lo porta ad avvicinarsi al U.S. Lecce. Qui conosce e segue il calciatore Fabrizio Miccoli, il miglior attaccante di tutti i tempi del Palermo, con 81 reti, che ha giocato su tutti i campi di Italia, e che approda nel 2013 al suo amato Lecce, e nel mese di giugno del corrente anno approda alla Birkirkara Football Club di Malta.
Con il Birkirkara Miccoli gioca nel match valevole nei primi due turni di qualificazione per l’Europa League (gioca a Londra, contro il Ewst End).
Miccoli, in questo suo nuovo percorso, chiede a Renato Rausa, che ha avuto modo di conoscere bene a bordo campo (Rausa segue le giovanili della società sportiva), di seguirlo nella sua nuova attività. Di Rausa gli piacciono la competenza, la serietà e la capacità di risolvere i problemi. Inizia questa nuova avventura. Renato Rausa lo segue a Malta, a Londra, insomma vive la vita del calciatore professionista. Si aprono nuove porte, arrivano tante soddisfazioni, e nuove esigenze. In primis quella di conoscere perfettamente lo stato fisico di Miccoli, verificarne la salute, aiutarlo con la Fisioterapia e la riabilitazione ad evitare danni fisici. Perché per un calciatore il pallone è tutto, è fonte di denaro, gratificazione personale, simbolo di successo. Dalle giovanili del Lecce all’Europa League. Un bel salto per questo giovane professionista, che, nonostante il successo e le gratificazioni, rimane una persona semplice, umile. Lo abbiamo intervistato

Come Fisioterapista segui Fabrizio Miccoli a Malta. Ci racconti come è avvenuta questa evoluzione?

Con Fabrizio ci siamo conosciuti due stagioni fa, quando lui è arrivato nell’ U.S. Lecce, dove io lavoravo già da qualche tempo. In questi due anni non abbiamo avuto una frequentazione giornaliera, in quanto io ero al settore giovanile e lui ovviamente in prima squadra, ma di tanto in tanto venivo chiamato per affiancare e dare una mano allo staff sanitario della prima squadra e così abbiamo avuto modo pian piano di conoscerci. Una sera di giugno di quest’estate, io ero appena rientrato da Chianciano Terme dalle fasi finali degli allievi nazionali dell’ U.S. Lecce, mi arriva una chiamata da Fabrizio, che chiede di incontrarci. Quando ci siamo visti con mia grande sorpresa, mi fa la proposta di seguirlo in questa sua nuova avventura maltese. Ovviamente un pò frastornato ma molto contento, soddisfatto ed onorato, ho accettato.

Facciamo un confronto tra l’Italia e Malta. Ci sono differenze nelle preparazione atletica? Penso ad un infortunio. I tempi di recupero sono gli stessi?

Sulla differenza di preparazione atletica non saprei rispondere, in quanto il preparatore del nostro team è italiano, formato in Italia e con esperienze lavorative in squadre italiane nei settori giovanili di Juve, Palermo ed un paio di prime squadre in Lega Pro.
Fortunatamente per la nostra squadra, non ci sono stati infortuni importanti da poter valutare e paragonare metodica d’intervento, tempi di recupero e rientro in campo. Tuttavia posso dire che, nel nostro team, ci sono colleghi preparati con i quali ho potuto confrontarmi e scambiare conoscenze in ambito riabilitativo e preventivo sulle più comuni, e non, patologie dello sport che riguardino gli atleti ad alto livello, i cosiddetti top élite.

Sei stato anche a Londra per l’Europa League. Che ricordo hai di quell’esperienza?

Un’esperienza fantastica !! Star seduto in panchina nello stadio “Boleyn Ground”, meglio conosciuto come “Upton Park”, di fronte a 35.000 tifosi che insieme intonano il loro famoso inno “i’m forever blowing bubbles” fa venire i brividi.
Pensando al risultato calcistico invece c’è un pò di rammarico: giocare con il West Ham, una delle squadre più forti della premier inglese, perdendo per 1 a 0 il match di andata a Londra e vincendo la gara di ritorno a Malta 1 a 0 (con goal di Miccoli fra l’altro) ed uscire dalla competizione solo dopo i calci di rigore, lascia un pò di amaro in bocca. Tuttavia sono contento di quest’esperienza e soddisfatto per essercela giocata fino all’ultimo con una squadra molto più blasonata.

L’integrazione nel paese in cui si gioca è sempre semplice?

Penso sia molto soggettiva e dipenda non solo dallo spirito di adattarsi a nuove culture, nuovi modi di pensare e di vivere, ma anche dal carattere e dalle esperienze pregresse di ognuno di noi. Personalmente, dopo un primo periodo di ambientamento, mi sono integrato abbastanza bene; non è stato neanche tanto difficile poiché, essendo Malta un’isola multietnica, ha forte influenze e quindi anche somiglianze con usi e costumi italiani, sopratutto siciliani, visto la vicinanza geografica con l’isola sicula. Certo non nascondo che ogni tanto sento la mancanza dei miei affetti e della mia terra, infatti ogni volta che ne ho la possibilità torno sempre, anche solo per un paio di giorni.

Al fisioterapista che segue un campione sono spesso chiesti miracoli in tempi di recupero e di condizione atletica. Tu hai dei segreti da rivelarci in tal senso?

Ma no.. non credo si possa parlare di miracoli o di segreti particolari. Penso ci voglia solo buon senso nel cercare di arrivare al cuore del problema, ottimizzando così i tempi di recupero. In quest’ottica assume quindi un ruolo molto importante una diagnosi precisa ed una dettagliata valutazione iniziale; successivamente, poi, si usano quelle che sono le proprie risorse e le proprie conoscenze in materia, per programmare un’efficace piano terapeutico di trattamento ed arrivare nel minor tempo possibile alla risoluzione del problema e quindi a quello che è l’obbiettivo da raggiungere, prefissato precedentemente con il resto dello staff sanitario, con il mister e con il giocatore infortunato, per un rapido ritorno all’attività agonistica.
Se proprio poi dobbiamo parlare di ‘segreto’, o se così si può chiamare, diciamo che, io cerco di fare tutto quello che è in mio potere per evitare l’insorgenza del problema stesso, ovviamente, per quanto questo sia possibile. Infatti un ruolo molto rilevante nella preparazione e nell’assistenza di atleti professionisti, per me lo assume il lavoro di prevenzione, nel quale io credo molto, ed in cui dedico la maggior parte delle mie attenzioni e del mio tempo.

Nel tuo lavoro hai conosciuto molte persone, anche famose. C’è qualcuno che ti ha colpito in modo particolare per la sua umanità o per la sua ricchezza interiore?

Di solito siamo abituati allo stereotipo dei super personaggi da copertina, ma devo dire che, almeno quelli che ho potuto conoscere io, al contrario di quello che si possa pensare, sono tutte persone molto umili e generose, sempre pronte a confrontarsi e sopratutto molto impegnate nel sociale.
Proprio qui a malta ad esempio, qualche settimana fa, ho avuto il piacere di partecipare ad un evento benefico che mirava ad aiutare persone meno fortunate, organizzato dall’ex capitano argentino dell’Inter Javier Zanetti e con la partecipazione di Fabrizio Miccoli, Giovanni Tedesco ed altri personaggi conosciuti del mondo dello sport.